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Lettera al direttore

Autore: Ortensio Zecchino

Testata: il Foglio

Che un’opinione non condivisa sia elevata a ragione di “scandalo” non fa onore alla qualità del dibattito politico della Seconda Repubblica, che dimostra sempre più di privilegiare lo scontro tra slogan e tifoserie, più che la dialettica tra opinioni. Ma se scandalo non può mai essere l’opinione su un fatto storico, “scandalo”, agli occhi di ogni persona dotata di onestà intellettuale, dovrebbe essere sempre considerata la cancellazione della memoria di un fatto di rilevante importanza storica, tanto più se la cancellazione viene da un’istituzione pubblica.

E’ ciò che ha fatto la Commissione europea, diffondendo una “Guida breve all’Ue” (disponibile anche online sui siti istituzionali e in circolazione in tutte le lingue), per informare sinteticamente i cittadini europei sulla vita e sulla storia dell’Europa comunitaria. La sua ventitreesima pagina è dedicata a “I pionieri dell’Ue”. Sono elencati nove nomi, con altrettante foto. Tra essi, con relativa foto, c’è quello di Altiero Spinelli e c’è anche quello di sua moglie, Ursula Hirschmann. Ma, negli altri sette riquadri, non c’è spazio né per il nome, né per la foto di Alcide De Gasperi, cancellato così d’autorità dal Pantheon de “I pionieri dell’Ue”!

Questa “scandalosa” narrazione storica, circolando da quattro anni in tutta Europa (la Guida è datata 2021), sta così offrendo specialmente alle ignare nuove generazioni una storia falsata. “Scandalosa”, perché De Gasperi non ha solo teorizzato, come altri, la necessità della costruzione europea, ma con Adenauer e Schuman ha fatto molto di più, ha posto concretamente le fondamenta su cui essa si è potuta poi sviluppare (da presidente del Consiglio volle tenere per sé anche il ministero degli Esteri proprio per partecipare in modo pieno e diretto alla reale costruzione delle prime forme di integrazione comunitaria).

Una considerazione infine, a proposito dei nobili teorizzatori dell’Unione europea: tra essi un posto di primaria importanza dovrebbe essere riconosciuto a Benedetto Croce che, in pieno fascismo, nove anni prima di Colorni, Rossi e Spinelli, nella sua “Storia d’Europa”, lanciò quest’appello per un’Europa unita e liberale, senza equivoci: “Già in ogni parte d’Europa si assiste al germinare di una nuova coscienza, di una nuova nazionalità (perché le nazioni non sono dati naturali, ma stati di coscienza e formazioni storiche); e a quel modo che, or sono settant’anni, un napoletano dell’antico Regno o un piemontese del Regno subalpino si fecero italiani non rinnegando l’esser loro anteriore, ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere, così e francesi e tedeschi e italiani e tutti gli altri s’innalzeranno a europei e i loro pensieri indirizzeranno all’Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate. Questo processo di Unione europea, che è direttamente opposto alle competizioni dei nazionalismi e sta contro di essi e un giorno potrà liberare l’Europa, tende a liberarla in pari tempo da tutta la psicologia che ai nazionalismi si congiunge e li sostiene e ingenera modi, abiti e azioni. E se tal cosa avverrà, o quando essa avverrà, l’ideale liberale sarà a pieno restaurato negli animi e ripiglierà il dominio. Ma non bisogna immaginare la restaurazione di quest’ideale come il ritorno alle condizioni di un tempo, come uno di quei ritorni al passato che il romanticismo sognò talora, riposandovisi in dolce idillio. Quanto è accaduto, quanto starà per accadere nel mezzo, non potrà essere accaduto invano; e taluni istituti dell’antico liberalismo saranno da modificare in maggiore o minor misura”.

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