
Autore: Giuseppe Sangiorgi
Testata: Studi cattolici
Ripubblichiamo qui con il consenso dell’Autore un articolo comparso sul numero 770 di Aprile della rivista Studi cattolici
É stato un viaggio nel tempo e nella storia la grande mostra sulla Democrazia cristiana, allestita agli inizi dell’anno nel complesso monumentale del Santuario di San Salvatore in Lauro, nel cuore di Roma. Curata dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’Ottantesimo Anniversario della Nascita della Democrazia Cristiana (Comitato DC80), e dalla casa editrice Il Cigno Arte, la rassegna è stata il felice snodo di un percorso che si va sviluppando da alcuni anni, volto a offrire una chiave di lettura, che vada oltre gli stereotipi di che cosa sia stata questa esperienza: la storia non di un singolo partito, ma della politica e della vita italiana lungo cinquant’anni del secolo scorso. Da qui il titolo: DC, storia di un Paese.
Un percorso, prima singolarità, antecedente alla nascita della Democrazia cristiana, e che prosegue dopo la sua fine. Un percorso, seconda singolarità, che presenta un enigma politico tuttora irrisolto sulle fasi conclusive della vita di quel partito, che non possono essere ridotte agli scandali di tangentopoli. Un percorso, infine, che si intreccia con quello stesso della Chiesa del Novecento, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII, con la formidabile spinta di questa enciclica al cattolicesimo politico italiano, all’interno di un albero genealogico, che risale ancora indietro nel tempo alle Amicizie cristiane, nel Piemonte di fine Settecento, del gesuita svizzero Joseph Albert Diessbach, il loro proseguire come Amicizie cattoliche con il torinese don Pio Bruno Lanteri, e le figure di Cesare D’Azeglio, Antonio Rosmini, Vincenzo Gioberti e il suo Primato morale e civile degli italiani.
Questo è, per accenni, il lontano quadro storico dal quale la Democrazia cristiana conduce. Il nome stesso nasce in un contesto non italiano. L’espressione comparve la prima volta al Congresso operaio cattolico belga del 1893. La rilanciò in Italia Giuseppe Toniolo, piacque a Leone XIII che la adottò in senso sociale, escludendone una declinazione politica e di partito. Se ne appropriò a sua volta Romolo Murri, il sacerdote marchigiano che, accentuandone invece il significato politico, per questo motivo entrò in conflitto con la gerarchia subendo un penoso calvario: la sospensione a divinis nel 1907, la scomunica nel 1909, revocata poi nel 1943. Ed è la figura di Murri, insieme con quella di don Luigi Sturzo, a costituire il primo riferimento visivo della mostra. Eccoli insieme davanti allo spettatore, nel giudizio storico che li accomuna l’uno come precursore e l’altro come fondatore del primo Partito popolare che ebbe per manifesto, nel 1919, l’Appello ai Liberi e Forti. Partito laico distinto, ma non separato dalla realtà cattolica del Paese. Compressa per decenni dal non expedit, non appena liberata, la molla del cattolicesimo politico portò in Parlamento cento deputati: «Il costituirsi dei cattolici in Partito politico è il fatto più grande della storia italiana dopo il Risorgimento», hanno scritto all’unisono due personalità diverse fra loro come Antonio Gramsci e Federico Chabod.
Con lo scioglimento del Partito popolare, decretato dal fascismo nel 1926, il cattolicesimo politico scompare dalla scena pubblica del Paese, salvo riapparire, dopo una quasi ventennale dissolvenza, con le vicende che fra il 1942 e il 1943 portano al formarsi della Democrazia cristiana ad opera di Alcide De Gasperi, che era stato a sua volta l’ultimo segretario del Partito popolare. Si entra così nel vivo del percorso della mostra: i documenti, le fotografie, i filmati, gli straordinari manifesti provenienti dall’Archivio storico dell’istituto Sturzo, attraggono e raccontano.
«Gli italiani leggono le fotogffie e guardano gli articoli» dice Ennio Flaiano. Il susseguirsi delle immagini della mostra è subito primo piano sulla stagione tumultuosa, che alla fine della seconda guerra mondiale vede la Democrazia cristiana e De Gasperi protagonisti del doppio passaggio del Paese dalla dittatura alla democrazia e dalla Monarchia alla RepubbIica. Dalle rovine del conflitto mondiale, dall’umiliazione della sconfitta, dal dramma della guerra civile l’Italia si riprende e spicca il volo fino a
diventare uno dei primi paesi industrializzati del mondo. La ricostruzione degli anni Cinquanta e il miracolo economico degli anni Sessanta danno vita al boom che stupì il mondo intero, con la continua crescita a due cifre del Pii del Paese.
Politicamente, sono gli anni della contrapposizione al comunismo. Guido Gonella, a lungo segretario del Partito e ministro, riassunse con una felice formula la “condanna a governare” della Democrazia cristiana. La differenza dell’Italia con gli altri Paesi europei, spiegava, era che negli altri Paesi le alternative di governo avvenivano nella libertà, in Italia sarebbe stata alla libertà, a causa della dipendenza da Mosca del Partito comunista italiano.
Emblema di queste tensioni era stata la campagna elettorale del 18 aprile 1948, la prima dopo l’approvazione della Costituzione. Lo scontro fra De Gasperi e Palmiro Togliatti, il segretario del Pci, tenne col fiato sospeso il mondo libero e il Vaticano. Si seppe poi di un piano insurrezionale concepito a sinistra per trasformare l’Italia, in caso di vittoria elettorale, in un regime di “democrazia popolare” come quelli dell’Est europeo dominato dal potere sovietico.
La travolgente vittoria democristiana – il Partito ottenne da solo a maggioranza assoluta dei seggi parlamentari – spazzò via il pericolo. Per questo le elezioni del 18 aprile vennero considerate da molti una “seconda liberazione” del Paese dopo quella del 25 aprile 1945. I manifesti esposti alla mostra sono tra i più celebri di quella campagna elettorale. Perfino Eduardo De Filippo comparve in un filmato esortando a votare «nel modo giusto» per evitare di mettere a rischio la democrazia del Paese.
Il benessere economico raggiunto negli anni del boom fatica però a trasformarsi in un livello più alto di crescita civile e sociale. Ci sono le grandi riforme, della casa, della scuola, dell’agricoltura, della sanità; ci sono le grandi opere pubbliche come le autostrade; ci sono il riaffermarsi di un nuovo ceto medio e l’emancipazione femminile, ma l’emigrazione interna, l’urbanesimo, l’industrializzazione forzata, creano anche sacche di emarginazione, di scontento e di rabbia sociale. È il terreno di coltura che salderà negli anni Settanta la contestazione studentesca a quella operaia e che nelle sue forme estreme porterà al terrorismo, di sinistra e di destra.
La mostra documenta tutto questo. Il volto di Aldo Moro sui manifesti che ne annunciano il rapimento e l’assassinio da parte delle Brigate Rosse, sono l’altra faccia della medaglia della storia del Paese della quale è stata protagonista la Democrazia cristiana. Da parte dello Stato, pur di fronte ad attacchi e violenze oltre ogni misura, non è mai venuto meno però il rispetto delle libertà democratiche dei cittadini, anzi esse si sono rafforzate nella coscienza popolare, come vera risposta a una violenza che, in tal modo, è stata isolata e battuta.
Tre De Gasperi
Una sezione della mostra è stata dedicata a De Gasperi, percorrendone una testimonianza che attraversa incredibilmente tre secoli di storia italiana. Il primo De Gasperi è figlio diretto del Risorgimento e della pace di Vienna del 1866, che concluse la terza Guerra di indipendenza. Il secondo De Gasperi è il grande leader prima del Partito popolare, poi della Democrazia cristiana. Il terzo De Gasperi è quello della visione europea, che ne proietta la figura fino ai nostri giorni.
Una felice coincidenza ha voluto che il 28 febbraio scorso, nei giorni della mostra, con una cerimonia nel palazzo apostolico del Laterano, presieduta dal cardinale Baldassarre Reina, sia stata considerata conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione dello statista. Causa iniziata nel 1982 dall’allora arcivescovo di Trento monsignor Giovanni Maria Sartori.
La mostra è stata corredata da un volume-catalogo, realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ricco di apporti critici e rievocativi, a iniziare dalla introduzione di Ortensio Zecchino, presidente del Comitato DC80.
Il progetto non si ferma qui. La mostra è stata preceduta, e sarà seguita, da numerosi convegni e incontri. L’approdo finale sarà costituito da una collana di sei volumi di studio riguardanti l’intera vita e il lascito storico della Democrazia cristiana, quando la sua sede di Piazza del Gesù era il baricentro politico istituzionale del Paese.
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Mezzo secolo di vita italiana. Una mostra per ripercorrere la storia della Dc
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