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Moro e De Mita, due idee per una democrazia compiuta

Autore: Giuseppe Sangiorgi

Testata: Domani d’Italia

ALDO MORO E CIRIACO DE MITA PROPOSERO DUE VISIONI PROFONDE PER UNA DEMOCRAZIA REALMENTE COMPIUTA, FONDATE SUll’ALTERNANZA E La RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE. IL LORO PENSIERO, OGGI SEMPLIFICATO O DIMENTICATO, RESTA ESSENZIALE PER COMPRENDERE LA CRISI POLITICA ATTUALE E LA STORIA DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
Aldo Moro e Ciriaco De Mita condividono l’idea di democrazia compiuta, cioè una democrazia dell’alternanza, con “maggioranze alternative nella libertà”, come sintetizzava Guido Gonella. Moro la chiama “terza fase”, De Mita “patto costituzionale”, ma entrambi puntano a un sistema dove il cambio di governo sia possibile senza intaccare la stabilità democratica. Contro questa visione si colloca l’altra anima della Democrazia Cristiana, legata alla incompiutezza del percorso democratico, che garantisce al partito la sua centralità come baluardo contro il comunismo, funzione svolta nel 1948 contro il PCI.

A tre anni dalla morte di De Mita, il silenzio sulla sua figura denuncia la difficoltà di affrontare una complessità politica che ha segnato a lungo la DC e la politica italiana. Moro è ridotto ai suoi ultimi 55 giorni, De Mita alla polemica con Craxi e alla sua capacità analitica, etichettata come stravaganza. Secondo Moro, “la democrazia è il tempo della decisione”, un processo fatto di spiegazione, confronto e condivisione. Per De Mita, “non basta capire da soli”, bisogna trasformare un’intuizione politica in un sentimento collettivo.

La durata al potere della DC si spiega con la capacità di figure come Moro e De Mita di leggere la società e interpretarne le dinamiche, mentre oggi la politica è subordinata all’economia e sostituita da una comunicazione che non riflette la realtà. Il dibattito dell’XI congresso della DC (1969) sul rapporto con il PCI evidenzia le differenze: Moro analizza la maturità democratica del PCI; De Mita vuole superare i limiti del centro-sinistra. Già nel 1966 De Mita propone il “patto costituzionale”, inteso come attuazione piena della Costituzione senza modificarla. Nel 1988, da premier, De Mita chiede dialogo con il Parlamento e contributi anche dall’opposizione. Moro, nel 1978, avverte: “oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”. Cita De Mita e riconosce che “qualcosa, da anni, è guasto nel meccanismo della politica italiana”. Forse é tempo di riscoprire l’eredità di Moro e De Mita, andando oltre una memoria frammentata e celebrativa.

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