
Autore: Luciano Capone
Testata: il Foglio
ECCHINO DIFENDE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, CRITICA I TONI ALLARMISTICI DELL’ANM E RIVENDICA LA TRADIZIONE GARANTISTA POPOLARE. RICORDA PRECEDENTI PRESSIONI DELLA MAGISTRATURA E L’ORIGINE STORICA DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. AVVERTE LA SINISTRA: TRASFORMARE IL REFERENDUM IN UN VOTO CONTRO MELONI SAREBBE UN ERRORE
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Per Ortensio Zecchino, già ministro in due governi di centrosinistra e protagonista della Bicamerale del 1996-97, la riforma sulla giustizia in vista del referendum merita un confronto meno agitato. Le reazioni dell’Anm e di una parte della sinistra gli sembrano sproporzionate: “E una buona riforma. Si puo criticare, ma i toni apocalittici non reggono”, spiega. Ricorda come la divisione del Csm in due sezioni, giudici e pm, fosse gia prevista nel suo emendamento approvato allora, con il sostegno del Polo e di una parte rilevante dei popolari.
Il giurista rivendica una tradizione garantista che, nella cultura popolare e cattolico-democratica, ha radici antiche. Cita don Luigi Sturzo, che negli anni Cinquanta avvertiva del rischio di una magistratura “piu pericolo che presidio” se non adeguatamente bilanciata. Nel 1994, ricorda, la separazione delle carriere era nel documento fondativo del Ppi guidato da Martinazzoli, prima che diventasse un tema impronunciabile nel centrosinistra.
Zecchino non nasconde la pressione esercitata nel tempo dalle correnti piu militanti della magistratura. Ricorda il precedente del 1993, quando Ciriaco De Mita si dimise dalla precedente Bicamerale proprio mentre si discuteva la riforma, dopo un fax di diffida dei pm di Milano. E rammenta il “fuoco di sbarramento” che lui stesso subi: dopo il suo emendamento, arrivo un avviso di garanzia per un fatto vecchio di dieci anni. “Coincidenze”, dice, ma che illustrano il clima.
Il fronte interno al centrosinistra, oggi, non gli appare più capace di una riflessione autonoma: “Prevalgono logiche di sopravvivenza e di obbedienza alle segreterie”. Sul referendum, Zecchino avverte: trasformarlo in un voto pro o contro Meloni sarebbe un errore. “Se si evoca la fine del mondo, si regala solo consenso alla presidente del Consiglio”.
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Separazione delle carriere: parla Zecchino – il Foglio