
L’EVOLUZIONE DELLA PRESENZA CATTOLICA IN POLITICA, DALL’APPELLO AI LIBERI E FORTI DI DON LUIGI STURZO ALLA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, L’INCOMPATIBILITÀ CON LA SINISTRA RADICALE E IL RIFIUTO DI STRUMENTALIZZARE LA FEDE COSTITUISCONO IL FILO CONDUTTORE DI QUESTA RIFLESSIONE STORICA E POLITICA
L‘intervista in meno di 2 minuti
Nel corso di un’intervista concessa al Corriere dell’Irpinia, l’ex senatore Ortensio Zecchino ha ricostruito l’evoluzione storica del ruolo dei cattolici in politica, soffermandosi in particolare sul significato dell’aggettivo “cattolico” nei diversi passaggi della storia nazionale, dal non expedit al Partito Popolare, fino alla Democrazia Cristiana e alle sue derive successive.
Zecchino evidenzia come l’appello ai “liberi e forti” di don Luigi Sturzo del 1919 rappresenti una vera svolta, con il ritorno all’impegno pubblico su basi laiche, ma ispirate al cristianesimo, in contrapposizione alle visioni materialiste e socialiste dell’epoca. Un’impostazione che ritrova consonanza persino nel pensiero di un laico come Benedetto Croce. Ma é proprio nel secondo dopoguerra, con la nascita della Democrazia Cristiana, che inizia il progressivo tradimento di questo equilibrio. Lo stesso Sturzo, in una lettera del 1944 a Croce, temeva i “legami indissolubili” che il nuovo partito dei cattolici stava costruendo. Le sue preoccupazioni trovarono conferma nei decenni successivi, con l’emergere dei cosiddetti “cattolici democratici” e il loro progressivo avvicinamento alla sinistra postcomunista.
Per Zecchino, la fusione con quest’ultima post 1989 rappresenta un “netto rinnegamento” del progetto originario, trattandosi di un’operazione che ha smarrito ogni coerenza valoriale, col cedimento alle sirene di una sinistra radicale, ben lontana dalla civiltà cristiana. Oggi come oggi, di fronte a un’Italia ormai plurale e secolarizzata, l’idea di un nuovo partito “cattolico” appare per Zecchino anacronistica e pericolosa, col rischio di tornare a una frammentazione confessionale che tradisce proprio la visione inclusiva di Sturzo. L’autonomia della politica dalla Chiesa, ribadita anche da De Gasperi nei momenti più difficili, resta un principio non negoziabile, tanto più oggi, quando il rischio maggiore sembra essere quello di trasformare la fede in uno strumento politico. La lezione che emerge da queste riflessioni è chiara: recuperare lo spirito originario del popolarismo sturziano significa oggi più che mai difendere un’idea laica, ispirata ma non subordinata alla religione, capace di coniugare radici cristiane e democrazia autentica.
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Un partito cattolico? Non é tempo