Autore: Angelo Picariello

Testata: Avvenire

IN OCCASIONE DEGLI 80 ANNI DALLA FONDAZIONE DELLA DC, AL TEATRO QUIRINO DI ROMA SI È TENUTO UN EVENTO PER RIFLETTERE SULL’EREDITÀ DEL PARTITO. STORICI ED ESPERTI HANNO ANALIZZATO LE CAUSE DELLA SUA DISSOLUZIONE E L’ASSENZA DI UN NUOVO EREDE POLITICO.

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L’altra sera, al teatro Quirino di Roma, Paolo Mieli ha aperto un dibattito sulla mancanza di un vero erede della Democrazia Cristiana (Dc) in Italia, a differenza di altri paesi europei, come ad esempio la Germania. In platea erano presenti politici come Pierluigi Castagnetti, Pier Ferdinando Casini, Marco Follini, Gianni Letta, Enzo Scotti e Ugo Sposetti, ultimo tesoriere degli ex-comunisti.

Il presidente del Comitato, il professor Ortensio Zecchino, organizzatore dell’evento intitolato “Anima e corpo della Democrazia cristiana. Storia di un Paese”, ha invitato storici autorevoli, come Ernesto Galli Della Loggia, Agostino Giovagnoli, Alberto Melloni, Aldo Schiavone e Francesco Bonini a discutere le vicende che hanno portato alla fine della Dc nel 1994.

Galli Della Loggia ha evidenziato l’influenza del marxismo e dell’egemonia culturale della sinistra, mentre Giovagnoli ha sottolineato il ruolo della Dc come “partito della nazione” e “partito della democrazia”. Melloni ha ricordato il successo iniziale della Dc nelle elezioni del 1948 e il rapporto spesso non facile con le gerarchie vaticane. Aldo Schiavone ha parlato di una “mancanza di fantasia” delle forze egemoni Dc e Pci a immaginare altre vie, mentre Francesco Bonini ha citato De Gasperi definendo la Dc come “un partito di conservatori e innovatori al tempo stesso”.

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